DIALETTO

Su in piazza il giorno di Sant’Egidio: la poesia del lunedì

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In piazza il giorno di Sant’Egidio

Bentornati con il nostro appuntamento del lunedì! Manca veramente poco alla 48° edizione dell’Ottava di Sant’Egidio, per tale motivo abbiamo deciso di iniziare la settimana con una poesia che descrive il giorno tanto atteso dagli Ortani “Su ppe’ ppiazza i’ggiorno de Santo Ggiddio”.

In piazza il giorno di Sant’Egidio: qualche curiosità

La scalinata della cattedrale di Santa Maria, conosciuta come le “scale di piazza”, si riempie, in particolare nel periodo estivo, di cittadini che, seduti sugli scalini, socializzano. A dire la verità durante le feste patronali è occupata da molta gente che vuole assistere agli spettacoli che si svolgono in piazza.

Il Giorno di Sant'egidio
Gli sbandieratori delle sette contrade di Orte, propongono a distanza di secoli, gli antichi giochi della bandiera ai quali partecipano i giovani ortani.

La poesia

Le scale de Santa Maria piene zeppe come ‘n ovo de gende a sedè.

La bettola roperta de Barberano co’ l’anguillaro da parte

che mette l’anguille dendro a la carta ojjata, facènnole scolà,

e ppoi te fa ‘n cartoccio.

La gende vestita pe’ la festa.

I’ Ccombarello che endra e esce da i’ bbarre de prèscia pe’ servì.

Lèlle che venne i’ ggelati dendro a i’ bbarre.

Panòcco che guarda i’ ffratelli che lavòrono.

Du’ regazzini che dimànnano a Bonèllo se gira la terra, eppoi scòppono.

Semplicio che dirigge la banda.

Picchiottino e Sarvatore che vorrebbero sapè quanno mòre Semplicio

che fine fa la banda.

Tizzio che venne i’ ppalloni.

I’nnocchiaro sotto a i’ bbarcone de ccomune

che vènne le fusajje e le mosciarèlle,

I’ Bbarone che se riposa.

Guasi tutti che ‘spèttono la tombola

 che doppo cena vònno vède’ ill’ arte varia

e i’ppallone de Pompici.

Parecchi fijji che giòcono co’ le pallette co’ ill’ elastico

e quarcuno de essi è vestito pe’ ‘nnà ‘m procissione

co’ i’bbasco da fiamma.

Du’ commari che pàrlono fitte fitte de sor Uticchia

e de uno che è morto de torcibbudèlla.

Tre fèmmine che pàrlono dell’occhiadiccio, de le stròlighe e

de lupopanaro e ppoi se fanno i’nnome de i’Ppatre.

Traduzione

Le scale di Santa Maria piene zeppe come un uovo di gente seduta.

La bettola di “Barberano” (soprannome di Serafino D’Alberto) con le anguille da parte

che mette le anguille dentro la carta piena d’olio, facendole scolare,

e poi ti fa un cartoccio.

La gente vestita per la festa.

Il cameriere che entra e esce dal bar di fretta per servire.

Lelle (Emanuele Filesi) che vende i gelati dentro il bar.

“Panòcco” (Ludovico Salomoni) che guarda i fratelli che lavorano.

Due ragazzi che domandano a “Bonèllo” se gira la terra, e poi scappono.

Simplicio Farfalla che dirige la banda.

“Picchiottino” (Silvano Gottardi) e Salvatore che vorrebbe sapere quando muore Semplicio

che fine fa la banda.

“Tizzio”(Eutizio Cherubini) che vende i palloni.

Il “nnocchiaro” sotto il balcone del comune

che vende le “fusajje” e le mozzarelle .

Il Barone (Fernando Petrucci) che si riposa.

Quasi tutti che aspettano la tombola

 che dopo cena vogliono vedere l’arte varia.

e il pallone del “Pompici”.

Parecchi figli che giocano con le pallette con l’elastico

e qualcuno di loro è vestito per una processione.

Due comari che parlano fitto fitto di suor Eutichia

e di uno che è morto.

Tre donne che parlano dell’”occhiadiccio”, delle “stròlighe” e del “lupopanaro” e poi fanno il nome del “Ppatre”.

Su in piazza il giorno di Sant’Egidio: la poesia del lunedì ultima modifica: 2019-08-19T09:00:42+02:00 da Redazione

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